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             Hotel Molino Rosso
                Michela Galassi


TITOLO
Ideogrammi Cinesi

STORIA DELLA CARTA

La carta è nata in Cina nel 105 d.C. Un impiegato statale la fabbricò con fibre di scorza di gelso, alghe e stracci. Dalla Cina la produzione si diffuse in Corea ed in Giappone, quindi in Arabia. Furono infatti gli arabi ad introdurla in Europa. La prima macchina per la produzione fu costruita in Spagna nel 1150 ma per diversi secoli la produzione avvenne con metodi manuali. La nascita della tipografia accelerò la domanda di carta e le sue evoluzioni tecnologiche. Abbiamo conosciuto due maestri cartai ancora in attività: Franco Conti che ci ha accolto nel suo laboratorio di Acireale in Sicilia, specializzato in carte fatte a mano per artitisti e, poche settimane fa, Cecco Proietti che produce carta a mano a Bevagna (Pg) tel. 3314205371. Mastro Cecco merita una visita: produce carta come si faceva 2.000 anni fa. Macera la materia prima in acqua fino alla formazione di una sospensione gelatinosa che chiama mezza pasta. Con un telaio denominato formetta “pesca” la gelatina con una singolare maestria, la fa sgocciolare con movimenti precisi in maniera da rimanere uno strato uniforme di pasta di carta. Successivamente la forma viene rovesciata su un feltro formando una pila che poi viene pressata per far scaturire più acqua possibile. I fogli vengono più volte pressati senza feltri e messi ad asciugare. Le carte di Cecco poi, essendo destinate all’incisione, alla scrittura e alla stampa tipografica di partecipazioni di nozze, biglietti visita, carta intestata da lettere, libretti rilegati per diari, taccuini da schizzi, libri scritti a mano, vengono “collate”: cioè immerse in un bagno di colla animale (gelatina) per renderle assorbenti al modo giusto. Successivamente avviene una ulteriore poderosa pressatura. Di nuovo sottoposta ad asciugatura naturale nei locali della Gaita San Giovanni, finalmente la carta di Mastro Cecco è pronta per noi, turisti curiosi ed appassionati che gli facciamo un sentito applauso. Mi ha commosso la reazione di una scolaresca americana che al termine della visita ha cantato in coro il proprio inno di ringraziamento a questo artigiano medioevale sopravvissuto miracolosamente alla cupidigia e all’inconsapevolezza del tempo “moderno”. P.S. a Bevagna si mangia benone e si beve meglio: fatti consigliare da Cecco.

 


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